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... cronaca di un momento di cammino sulla via di Sigerico:,
Luglio 2010 - da Canterbury alle Alpi ( di Riccardo Latini)

"Oltre Santiago"

Il racconto di una giornata particolare vissuta da Riccardo. Momenti nei quali molto pellegrini possono riconoscersi. Situazioni diverse, cammini diversi, ma lo stesso spirito condiviso che come un filo d'Arianna, magicamente unisce le esperienze di tanti pellegrini.

Aspettare, aspettare …

Aspettare, aspettare …. Lo dico sempre che la vita è tutta un’attesa di qualcosa …. Anche adesso che sono qui finalmente al riparo dalla pioggia incessante che da stamattina non mi da requie. Sono nel mezzo di quello che definisco un vero e proprio “buco nero” della Via Francigena francese.
Chilometri e chilometri di nulla e se ieri non ci fosse stata la famiglia S. ad ospitarmi ... Ma ieri era una giornata di sole cocente e oggi invece è diluvio … universale. Già sta mattina mi sono svegliato presto tra il frastuono dei fulmini e lo scrosciare violento dell’acqua che si infrangeva rumorosa contro i vetri della finestra.
Ho guardato fuori dalla finestra per rendermi conto di quel casino mattutino per vedere un torrente d’acqua rovesciarsi al suolo dal tetto dell’edificio di fronte che neppure le grondaie ce la facevano a contenerla tutta.
Scendo in cucina e vengo accolto dal sorridente “bonjour” di madame S., come se tutta quell’acqua per lei fosse normale. Mentre lei stava apparecchiando la tavola per la colazione io fissavo della finestra un cielo nero e cupo che riversava tonnellate d’acqua sulla campagna, accompagnata da un vento che frustava tutto: la casa, la strada, gli alberi, ecc. … e il gatto era accucciato in un angolo intimorito …

Aspettare, aspettare di partire, per iniziare la giornata di cammino …
Aspettare, aspettare che tanto la vita è tutta un’attesa … come quando sono stato male sulla mia seconda Via de la Plata, come sul Cammino de la Costa …
Il calduccio di casa S. era così invitante: una colazione fatta di buon caffè caldo, brioscine fresche, marmellata, biscotti e chiacchiere indolenti che il tempo sembrava essersi fermato per una volta da quando sono su questo Cammino.
Nessuna solitaria frenesia d’inizio assonnato di giornata di cammino …. Nessuna fatica a rimettere in moto un corpo provato da un letto precario … Avevo la sensazione che neppure loro avessero molta voglia di uscire con quel tempaccio …
Aspettare, aspettare come ho imparato a fare da quando mi sono rimesso a viaggiate con altri ritmi, altri mezzi. Come si dovrebbe imparare dalla vita, come s’impara sugli gli itinerari di antica fede riscoperti …
Adesso però credo di averne abbastanza di questa pioggia …
Ho aspettato che l’intensità della pioggia e soprattutto dei fulmini rallentasse, che con tutto quel ferro con cui vado in giro, la bicicletta, non era proprio il caso e alle 9,30 sono uscito sotto una pioggerellina flebile flebile che faceva pensare che la natura si fosse sfogata al meglio e avesse deciso di scaricarsi altrove … Sperare nel meglio non costa nulla … come aspettare … attendere …
Ma la natura mi attendeva al varco e, come un gioco, crudele ha atteso che fossi all’aperto e poi zacchete l’acqua dal cielo ha ripreso a scendere con una intensità tale che dopo cinque minuti ero già così fradicio e non mi restava altro che continuare, tanto di ripari manco a pagarli.
E la via, il sentiero tra i campi coltivati a cereali, che doveva essere l’antico tracciato di una strada romana, a tratti era una pozza d’acqua unica, le gocce cadevano erano grosse grosse, come noci e toccando il suolo emettevano come uno schiocco che ripetuto all’infinito sembrava un mitragliare continuo lasciando al suolo piccole buche … Le buche … ce n’erano anche di più grosse, quelle scavate dalle macchine agricole e io facevo lo slalom tra una buca e l’altra che era quasi divertente farlo … tanto ero già bagnato tutto che un po’ di acqua in più nelle scarpe non avrebbe fatto la differenza, però il fango quello si, sapevo che sarebbe stata dura levarmelo di dosso se solo fossi caduto dentro una di quelle pozze. Perché di pedalare non era cosa da farsi, il forte vento che frustava la campagna all’inizio mi aveva già sbalzato di sella un paio di volte … quindi camminare, camminare … fissando l’orizzonte opaco di nuvole dense e pioggia fitta …
Ho sostato per quasi un’ora sotto il vano di carico di un silos, dopo aver fatto solo pochi chilometri, unico riparo visibile e certo. Ma erano già passate le 12 e la pioggia non dava requie e decido di riprendere a camminare incurante della pioggia che stando fermo, con il vento che s’infilava in quel vano aperto e con la temperatura così bassa, iniziavo ad aver freddo … a luglio!
Poi altri chilometri in agonia finché alla mia sinistra appare la fattoria segnata sulla carta, oramai fradicia, e di cui mi aveva parlato madame S. Mi infilo nel patio della casa e mi lascio andare su una sediolina di legno scascia, giusto il tempo per non sentire più il ticchettio della pioggia sulla testa e dopo qualche minuto mi tolgo gli strati di vestiario fradicio: l’antipioggia, diventato inutile, il primo strato di indumenti, e li metto in bella mostra a lasciarli sgocciolare su una panca.
Rovisto nelle sacche della bicicletta in cerca di qualcosa di asciutto, con il timore che l’acqua fosse entrata anche lì, ma gli strati di sacchetti di plastica avevano protetto le mie cose meglio delle borse e copri borse impermeabili. Una signora esce dalla casa mentre traffico frenetico e mezzo nudo con le borse.
E’ sorpresa, ovvio, e mi chiede se ho bisogno di qualcosa … di tutto vorrei risponderle, ma chiedo solo il permesso di fermarmi lì per un po’, finché non smette di piovere …
Mi sorride, forse ho un aspetto buffo mentre cerco dirivestirmi in fretta con panni asciutti … non devono essere molti gli stranieri che passano per la sua fattoria e per giunta fradici … muove la testa in avanti nel gesto del si e rientra in casa per riapparire poco dopo con un bicchiere di succo di frutta.
Adesso son qui, ancora una volta in attesa di qualcosa, questa volta che la pioggia smetta, e scarabocchio queste righe con le mani intirizzite e ancora così umide d’acqua che ho bagnato anche le pagine del mio quadernetto e neppure la sigaretta rimane asciutta a lungo
tra le dita …
Aspettare, aspettare, che sia la nuova filosofia della mia vita lungo le strade e i sentieri di questi antichi itinerari così in contrasto con la frenesia del mio vivere a casa
Aspettare, aspettare che qualcosa di buono accada, come la fine di questa pioggia …
Mary, se mi vedessi dove mi trovo e come sono conciato non ne saresti sorpresa ma come al solito quando ti racconto certe vicende di cammino (perché poi tu le vuoi sapere tutte le storie dei miei cammini) ti sentirei ripetere: machitelofaffare !!!
Indovina ?

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La guida: La via di Sigerico - da Canterbury alle Alpi >>>
(di Riccardo Latini)

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